Tu tienimi e io mi trasformerò in meraviglia tra le tue mani, al caldo, quel caldo che di notte fa crescere il grano. Tu tienimi come guscio di noce nel pugno fessura tra i mondi. C’è silenzio tra te e me c’è perla. Ti tengo. Chandra Livia Candiani

Mese: Marzo 2020

Nuove cose. Nuovi ritmi.

La routine non c’è più.

Sappiamo quanto i bambini siano metodici ed abitudinari, quanto abbiano bisogno dei loro ritmi, per quanto ora non è semplice, è importante cercare di far riacquisire al bambino un nuovo ritmo. Questo non vuol dire che dobbiamo far finta di nulla, ma dobbiamo cercare di trovare un nuovo equilibrio in quello che stiamo vivendo.

Scandire le giornate e le attività ritmicamente è quanto di meglio per tranquillizzare il bambino e dargli un senso di contenimento e stabilità.

Dare ritmo alle giornate non significa che queste debbano essere tutte uguali una all’altra, il ritmo, infatti non è semplice ripetizione: è ripetere modalità conosciute in situazioni e ambienti nuovi.

Se il bambino sa che ci si lava le mani prima di mangiare, se ogni volta che usciamo noi ci mettiamo il cappello e lo mettiamo anche a lui, sarà lui stesso a farci notare se un giorno abbiamo dimenticato di fare qualcosa! Me se un giorno ci svegliamo alle 8 e il giorno dopo alle 10, un giorno facciamo una cosa, un altro giorno non la facciamo più, il bambino si sente perduto, non sa cosa l’aspetterà e cercherà il contenimento, che gli manca, come può.

Quindi questi giorni è necessario creare una nuova routine in questa nuova situazione.

Impostiamo insieme al bambino, se è abbastanza grande da comprenderlo, o impostiamo noi l’organizzazione della giornata, se il bambino è ancora piccolo, naturalmente dobbiamo osservare il bambino per organizzare una nuova routine. La ritmicità e la ripetizione, oltre ad essere molto rassicurante, evita inoltre moltissimi di quelli che chiamiamo comunemente “capricci”, ma che capricci non sono.

Il sistema ritmico è strettamente connesso all’emozione. Il ritmo accompagna l’uomo e la terra in ogni cosa, dall’alternarsi di notte e giorno, le stagioni, le maree. (etc)

La prima cosa che sentiamo del bambino è il battito cardiaco, la prima cosa che un neonato fa appena nato è respirare. La cosa migliore per dare tranquillità e sicurezza emotiva a un bambino è proprio dandogli ritmo. Il ritmo non è monotonia, ma scandire gli avvenimenti in modo che si ripresentino periodicamente, ma sempre con qualche sfumatura nuova.

Se un bambino non sa mai cosa aspettarsi, né come reazione emotiva, né come attività quotidiane, ad esempio i miei genitori oggi per questo non si arrabbiano, il giorno dopo sì, il giorno dopo no e poi quello dopo è una tragedia, oggi mi posso svegliare quando voglio, domani mi devo svegliare alle 8 per forza sennò la mamma si arrabbia, oggi posso fare pranzo sul divano, domani no e se provo a chiederlo mi sgridano, è naturale che il bambino diventa intrattabile, “difficile”. Il bambino entra in confusione e nella confusione ha della reazione eccessive. Ma il bambino protesta come può per questa insicurezza, emotiva, affettiva, pratica (o anche una sola di queste).

Il modo migliore per evitare queste situazioni è che tutto si svolga attraverso un ritmo che permette al bambino di orientarsi temporalmente nella giornata, per lui lo scorrere del tempo non ha alcun valore, se non come susseguirsi di eventi.

(Es. Se so che la mattina mi sveglio alle 8, faccio colazione, gioco un pochino in camera, poi cucino qualcosa con la mamma, facciamo pranzo e poi facciamo un pisolino o leggiamo una storia, poi gioco ancora un pochino in camera o andiamo a fare una passeggiata, poi gioco con papà, poi ceniamo e poi leggiamo tutti insieme una storia e andiamo a dormire)

Quindi se ci rendiamo conto che è giunto il momento di stabilire una nuova e sana routine allora parliamone prima all’interno della nostra coppia genitoriale e poi comunichiamo al bambino il cambiamento, è importante per il bambino sapere che qualcosa è cambiato nella gestione quotidiana.

 

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E se questo fosse il tempo..

E se questo fosse il tempo giusto per cambiare le nostre abitudini, se questo fermo, che ci impone di arrestare la nostra corsa esteriore diventi la spinta per mettere in moto la nostra interiorità?

Da dieci giorni siamo in casa con i nostri bambini e ora iniziamo ad accusare i primi colpi, non tutti certo, ma diversi genitori mi scrivono che hanno raggiunto “limite”, che non ce la fanno più, capricci, urla, incontentabilità, stanchezza, noia, pianti.

Non è facile essere al limite, ma è quel limite che ci dà la possibilità da andare oltre, oltre noi, oltre le nostre abitudini, deleghiamo troppo spesso la crescita dei nostri figli a qualcun altro, ai nonni, alla scuola, alle baby-sitter, ma in questo momento non è più possibile.

Lo so per alcuni queste parole possono sembrare dure, ma vi prego leggete tutto con apertura mentale e di cuore, non voglio dare giudizi, voglio solo mostrarvi una finestra diversa da cui guardare.

Potremmo provare a valutare insieme questa prospettiva.

E se prendessimo questo tempo non per fare, ma per osservare, per stare nel presente, per esser quella piuma che si lascia trasportare dal mare, osserviamo i nostri bambini, guardiamoli come non li abbiamo mai guardati, l’attaccatura dei capelli, la forma delle loro orecchie, un po’ come li abbiamo osservati la prima volta che sono usciti da noi, con quella meraviglia e quello stupore, riscopriamoli come piccole divinità domestiche.

Vi prego perdetevi nei loro occhi, in quelle mani che sono sempre in movimento, rincorrete quelle gambe mai stanche, estasiatevi nel profumo della loro pelle, fatevi trasportare dai loro pianti nei vostri mondi interiori, gustate nello loro risate l’universo che si muove e poi accoglieteli come figli di nuovo, ogni giorno.

E voi guardatevi non più come figli di un’educazione da riscrivere ma come adulti liberi dagli schemi genitoriali, ormai vecchi e obsoleti, come genitori capaci e competenti.

Riscoprite le vostre infinite possibilità di rinascita quotidiana.

Guardiamoci dentro e scopriamo l’importanza, ora più che mai, della nostra saldezza interiore, della nostra narrazione interna come IO, come famiglia e come comunità.

Questo ci salverà.

Nient’altro.

Non le scorte, non le dispense piene, ma la capacità di stare con noi stessi e di bastarci, quella stessa qualità che ci fa gioire nello stare con l’altro, nell’altruismo del dare, non con la forza di volere depredare vitalità altrui per arricchire la nostra.

Questo è il tempo delle giuste domande per una reale conoscenza dell’essere umano e dell’ambiente sociale in cui viviamo e del giusto fare.

Meditiamo su come siamo ora più che mai collegati da una sorte comune che tangibile si è resa manifesta, non possiamo più pensare che il nostro fare non ricadrà su qualcun altro, questo evento ne è la prova, siamo collegati gli uni agli altri e volenti o nolenti questa è la verità.

Riscopriamoci parte di un tutto collegato, tagliamo le connessioni malate e agganciamone altre nuove, fresche baciate dal sole di questa primavera anticipata.

Diamoci una possibilità di essere.

Illustrazione: Henn Kim

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Maestra Abracadabra

Oggi vorrei parlarvi della “magia”, ma non di quella di maghi e streghe, ma di quella pura e estasiante che si intravede negli occhi di un bambino davanti ad una novità. Da quando sono un’aspirante “maestra” raccatto in giro ogni genere di cosa, in verità ho sempre avuto questo desiderio (ora ho solo una scusa per farlo), forse perché ricordo i miei nonni che  aggiustavano, creavano bellezza con ogni sorta di cosa, per me erano magici, e così anche io quando vedo un tubo buttato penso che possa diventare uno strumento musicale da mostrare ai “miei” bimbi o che una mattonella rotta possa essere usata per fare dei mosaici o venir custodita come un tesoro inestimabile.
La mia auto è diventata la custode principale dei miei tesori, insieme al mio zaino blu; posso dimenticare il portafoglio a casa, ma non certo un “reperto” magico da mostrare ai bimbi. La cosa bella è che loro sono lì che stanno con gli occhi vispi e il respiro sospeso, come durante la notte di Natale appena prima di scartare i regali, ad attendere che io apra e tiri fuori la nuova meraviglia trovata, e non importa che sia un legnetto, un sasso o qualcosa di più grande, per loro è magico e subito iniziano ad inventare giochi o storie. Anche questo è creare bellezza, mostrare ai bambini che nonostante tutto nel mondo c’è il buono e il bello, e soprattutto che si può creare qualcosa di bello con oggetti dimenticati, rotti o non usuali, che tutto può cambiare e modificarsi.
A dire il vero loro questo lo sanno bene e tutto questo serve solo a me per non perdere quella fanciullezza che mi aiuta a vedere oltre le cose, che mi fa vedere in un legnetto un bastone di uno gnomo o in un sasso la corona di una regina.

Provate anche voi a vedere oltre le cose, oltre le persone, oltre i gesti, oltre le arrabbiature, perché c’è sempre qualcosa di bello e di magico che si nasconde dietro l’apparenza.

Essere dei maghi in questa porzione di cielo, che si chiama terra, è anche un po’ questo!

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