E se questo fosse il tempo giusto per cambiare le nostre abitudini, se questo fermo, che ci impone di arrestare la nostra corsa esteriore diventi la spinta per mettere in moto la nostra interiorità?

Da dieci giorni siamo in casa con i nostri bambini e ora iniziamo ad accusare i primi colpi, non tutti certo, ma diversi genitori mi scrivono che hanno raggiunto “limite”, che non ce la fanno più, capricci, urla, incontentabilità, stanchezza, noia, pianti.

Non è facile essere al limite, ma è quel limite che ci dà la possibilità da andare oltre, oltre noi, oltre le nostre abitudini, deleghiamo troppo spesso la crescita dei nostri figli a qualcun altro, ai nonni, alla scuola, alle baby-sitter, ma in questo momento non è più possibile.

Lo so per alcuni queste parole possono sembrare dure, ma vi prego leggete tutto con apertura mentale e di cuore, non voglio dare giudizi, voglio solo mostrarvi una finestra diversa da cui guardare.

Potremmo provare a valutare insieme questa prospettiva.

E se prendessimo questo tempo non per fare, ma per osservare, per stare nel presente, per esser quella piuma che si lascia trasportare dal mare, osserviamo i nostri bambini, guardiamoli come non li abbiamo mai guardati, l’attaccatura dei capelli, la forma delle loro orecchie, un po’ come li abbiamo osservati la prima volta che sono usciti da noi, con quella meraviglia e quello stupore, riscopriamoli come piccole divinità domestiche.

Vi prego perdetevi nei loro occhi, in quelle mani che sono sempre in movimento, rincorrete quelle gambe mai stanche, estasiatevi nel profumo della loro pelle, fatevi trasportare dai loro pianti nei vostri mondi interiori, gustate nello loro risate l’universo che si muove e poi accoglieteli come figli di nuovo, ogni giorno.

E voi guardatevi non più come figli di un’educazione da riscrivere ma come adulti liberi dagli schemi genitoriali, ormai vecchi e obsoleti, come genitori capaci e competenti.

Riscoprite le vostre infinite possibilità di rinascita quotidiana.

Guardiamoci dentro e scopriamo l’importanza, ora più che mai, della nostra saldezza interiore, della nostra narrazione interna come IO, come famiglia e come comunità.

Questo ci salverà.

Nient’altro.

Non le scorte, non le dispense piene, ma la capacità di stare con noi stessi e di bastarci, quella stessa qualità che ci fa gioire nello stare con l’altro, nell’altruismo del dare, non con la forza di volere depredare vitalità altrui per arricchire la nostra.

Questo è il tempo delle giuste domande per una reale conoscenza dell’essere umano e dell’ambiente sociale in cui viviamo e del giusto fare.

Meditiamo su come siamo ora più che mai collegati da una sorte comune che tangibile si è resa manifesta, non possiamo più pensare che il nostro fare non ricadrà su qualcun altro, questo evento ne è la prova, siamo collegati gli uni agli altri e volenti o nolenti questa è la verità.

Riscopriamoci parte di un tutto collegato, tagliamo le connessioni malate e agganciamone altre nuove, fresche baciate dal sole di questa primavera anticipata.

Diamoci una possibilità di essere.

Illustrazione: Henn Kim

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