Tu tienimi e io mi trasformerò in meraviglia tra le tue mani, al caldo, quel caldo che di notte fa crescere il grano. Tu tienimi come guscio di noce nel pugno fessura tra i mondi. C’è silenzio tra te e me c’è perla. Ti tengo. Chandra Livia Candiani

Voglio essere solo un bambino

Non sono un bravo bambino, non lo voglio essere.

Voglio essere solo un bambino.

Questo vedo nello sguardo dei bambini che ogni giorno cedono ai ricatti degli adulti.

“Se non sei bravo non ti compro..”

“Fai il bravo altrimenti..”

“Basta, ora smettila e fai il bravo…”

“Fai il bravo e mangia tutto…”

Quanti di noi ogni giorno usano queste frasi con i bambini o se le sono sentite dire quando erano loro stessi dei bambini;

tutti sicuramente, almeno una volta.

I bambini che si sentono continuamente incompresi e manipolati in questo modo divengono effettivamente confusi e sviluppano una ben motivata aggressività. (Alice Miller)

Ma realmente ci siamo domandati cosa stiamo chiedendo a questi bambini, ci siamo chiesti che cosa voglia dire per loro comportarsi da bravo bambino, cosa voglia dire essere un bravo bambino. Ho letto su un libro che una bambina chiedeva ad un adulto se un bambino bravo, è un bambino che ha gli occhi azzurri e i capelli biondi. Questo mi ha fatto sorridere e raggelare nello stesso tempo, ho sorriso per la purezza e l’ingeniutà di quella cucciola di uomo, e mi si è invece gelato il sangue nelle vene per quello che noi con adulti siamo, chiediamo e pretendiamo.

Pensare che i bambini possano scegliere coscientemente, che facciano qualcosa solamente per farci arrabbiare non è attendibile, i bambini non innescano questi ragionamenti razionali e logici quando si relazionano con il mondo che li circonda, il pensiero razionale e logico arriverà solo più avanti, loro rispondo a profondi bisogni interni, non vogliono sfidarci o prendersi gioco di noi, vogliono solo essere guardati con amorevolezza, compresi, ascoltati, consolati anche limitati sì, ma sempre con massima fiducia ed amore.

Ed è per questo che se fanno i cosiddetti capricci per un gioco, o perchè non voglio smettere di fare qualcosa, o per mille altre situazioni, non lo fanno perché non vogliono essere bravi e farci arrabbiare, ma lo fanno quasi sicuramente perché hanno bisogno di un nostro contatto, di catturare la nostra attenzione e di essere visti. Di fronte ad un capriccio dovremmo chiederci cosa possa averlo innescato, com’è il nostro atteggiamento nei suoi confronti, il nostro tono di voce, il nostro corpo cosa sta comunicando, e soprattutto perché ci dà così fastidio.

Dicono che bisogna insegnare ai bambini ad amare la madre, il padre, la maestra; bisogna insegnar loro ad amare tutto e tutti. E chi è questo maestro di amore, che vuole insegnare ai bambini ad amare? Colui che giudica capricci tutte le loro manifestazioni e che pensa alla propria difesa contro di loro? L’adulto non può diventare maestro d’amore senza un esercizio speciale e senza aprire gli occhi della coscienza. Benché l’uso dei castighi vada rapidamente scomparendo nelle famiglie evolute e coscienti, tuttavia non è scomparso del tutto, e le maniere rozze, la voce dura e minacciosa costituiscono il trattamento più comune usato dall’adulto nei riguardi del bambino. Si crede che sia naturale diritto dell’adulto quello di castigare il bambino, e la madre si sforza di considerare un dovere l’applicazione di qualche schiaffo. Bisogna che l’adulto si convinca a tenersi in un posto secondario e si sforzi a comprendere il bambino col desiderio di farsi suo seguace e aiuto della sua vita. Ecco l’orientamento educativo che riguarda le madri e tutti gli educatori che avvicinano il bambino. (Montessori)

Guardami mamma, ci sono anche io, tu sei per me una regina ed io voglio essere il tuo re, questo vogliono dirci, oppure hanno bisogno del nostro aiuto, vogliono il nostro intervento, vogliono vedere come gestiamo le cose del mondo per poterle apprendere da noi.

L’adulto deve cercare di interpretare i bisogni del bambino per seguirlo e assecondarlo con le proprie cure, preparandogli insieme un ambiente adatto. Solo cosi si può iniziare una nuova epoca nell’educazione, quella dell’aiuto alla vita. E potrà aver fine e chiudersi l’epoca in cui l’adulto considerava il bambino come un oggetto che si prende e si trasporta dovunque quando è molto piccolo e che quando è cresciuto deve soltanto obbedire e seguire l’adulto (Montessori).

Questo però non significa che il bambino debba crescere come un piccolo selvaggio. Egli ha bisogno essenzialmente di rispetto da parte delle sue persone di riferimento, di tolleranza per i suoi sentimenti, di sensibilità per i suoi bisogni e per le offese che riceve, e di onestà da parte dei genitori, la libertà dei quali– e non le riflessioni educative – provvederà poi a porre al bambino dei limiti naturali. (Alice Miller)

Nei primi momenti di vita il bambino deve essere il re della casa e della famiglia, noi adulti dovremmo adattarci ai suoi ritmi e ai suoi bisogni ed invece sempre più, sono i bambini che si adattano a noi, ai nostri ritmi frenetici, ai nostri tempi veloci e se invece puntano i piedi e non vogliono adattarsi con pianti ed urla, li etichettiamo come ”bambini cattivi”, quindi essere bravo, per il nostro modo di pensare e di porci, vorrebbe dire adattarsi a tutto ciò che l’adulto chiede, senza poter dire nulla.

Vista la nostra inefficienza ad innalzarci fino alla loro essenza chiediamo ai bambini di abbassarsi a noi.

Se la personalità del bambino deve essere educata nel suo sviluppo ed essa viene reputata la più debole, occorre che la personalità prevalente, quella dell’adulto, si faccia remissiva e, prendendo, seguendo la guida che il bambino stesso gli offre, consideri suo onore il poterlo comprendere e seguire. (Montessori)

 Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore. (Montessori)

 Loro sono amore puro e hanno quindi bisogno dell’amore dei genitori per vivere,  pertanto se essere bravi vuol dire essere amati e rendere felici gli adulti, lo faranno,  e con il tempo si adatteranno a quello che gli adulti chiedono.

Non tutti certo, ma molti sì.

L’adattamento ai bisogni dei genitori conduce spesso (ma non sempre) allo sviluppo della personalità “come se”, ovvero a ciò che si definisce un falso sé. L’individuo sviluppa un atteggiamento in cui si limita ad apparire come ci si aspetta che debba essere, e si identifica totalmente con i sentimenti che mostra. Il suo vero sé non può formarsi né svilupparsi, perché non può essere vissuto…

Si è effettivamente verificato uno svuotamento, un impoverimento e una parziale eliminazione delle loro possibilità. (Alice Miller)

 Se il bambino viene plasmato al mondo degli adulti, al loro progetto, ad un esito considerato “desiderabile” sulla base di un modello precostituito, il bambino viene esposto ad un maltrattamento rispetto alla sua qualità di essere amore incarnato. Possiamo fare invece una cosa molto più importante che è dare il buon esempio, l’età dagli 0 ai 7 anni è l’età dell’imitazione per eccellenza, dovremmo fare davanti ai bambini tutto quello che loro possano poi imitare.

Il bambino è sensibile a un punto estremo, impressionabile in modo tale che l’adulto dovrebbe sorvegliare tutti gli atti e le parole, perché esse gli rimangono scolpite nella mente. La mente assorbente accoglie tutto, spera in tutto; accetta la povertà come la ricchezza, accetta ogni fede, e i pregiudizi e costumi del suo ambiente: tutto incarna in sé stesso: Questo è il bambino! (Montessori)

 Tutto il corpo del bambino agisce come organo di senso, come riflesso di fronte a quello che accade nell’ambiente che lo circonda.

Per il primo periodo della vita, dalla nascita alla seconda dentizione … quello che ho imparato è di minima importanza per l’insegnamento e l’educazione del bambino in questo periodo della vita. Della massima importanza è quale uomo sono io, quali impressioni il bambino riceve attraverso me, se egli mi può imitare.(Steiner)

Perciò se vorremmo aiutarli a crescere con gioia, a crescere sicuri di loro stessi, a crescere pronti per affrontare la vita, dovremmo prima di tutto educare noi stessi.

Pensiamoci quindi, questa è solo una riflessione che vuole portare in voi degli interrogativi ed essere uno spunto per una ricerca personale.

Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere
obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla
punta dei piedi.
Per non ferirli. (Janusz Korczak)

bambini-palloncini (1)

 

 

 

2 commenti

  1. Cecilia

    Bellissimo articolo pieno di spunti di riflessione per una nuova comprensione di cosa vuol dire essere bimbo e soprattutto essere genitore! Grazie per aver aperto questo blog, grazie di cuore!

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